Bambino che mostra dente da latteDiverse ricerche riportano che i denti da latte siano una fonte ricchissima di cellule staminali, ossia di proto cellule coltivabili in più tipi di cellule. Questa informazione potrebbe implicare che se un bambino ne avrà bisogno, attingendo le cellule staminali dai propri denti da latte caduti, queste si potranno utilizzare per più scopi clinici. Stiamo però parlando di teorie che sono molto lontane dall’essere messe in pratica perché, se il ricavare cellule staminali dai denti da latte è possibile, in che modo questo possa “salvare la vita” è ancora tutto da stabilire.

Negli ultimi tempi stanno circolando, inizialmente negli Stati Uniti ed ora ovviamente anche in Italia, diversi post sui social network e anche alcuni articoli sui giornali online ( qui riportiamo quello apparso su ILTEMPO.IT) che suggeriscono ai genitori di raccogliere e conservare “con urgenza” i denti da latte dei bambini nel momento in cui cadono e questo per la loro potenziale utilità nei trattamenti medici di cui – da adulto – il bambino potrebbe necessitare.

Purtroppo però, ad oggi questa è una notizia che è una via di mezzo tra realtà scientifica e bufala, perché spesso la questione viene presentata in modo ambiguo e parziale, con l’obiettivo poco nobile di sfruttare la carenza di informazioni per guadagnarci quattrini.

A che punto è arrivata la ricerca

Partendo quindi dalla situazione attuale della ricerca medica, sono diversi gli studi che hanno dimostrato che nella polpa dei denti da latte si trova una elevata concentrazione di cellule staminali di tipo adulto. In aggiunta, queste cellule hanno proprietà molto interessanti poiché possono vivere a lungo, crescere rapidamente in cultura e, se adeguatamente stimolate, possono potenzialmente indurre la formazione di dentina, tessuto osseo e cellule neuronali. Per tutta questa serie di motivazioni gli scienziati ipotizzano che i denti da latte possano diventare, in futuro, una fonte importante e facilmente accessibile di cellule staminali da manipolare in laboratorio per riparare denti, ossa, lesioni e malattie del sistema nervoso. Utilizzando, per ogni adulto, i propri denti da latte adeguatamente conservati fin dalla tenera età.

Il business delle banche private delle staminali

Già dal 2003 intanto, le banche private delle staminali raccoglievano e crio-conservavano, ovviamente a pagamento, anche le staminali contenute dei denti da latte. Anni in cui, attraverso un pagamento di un migliaio di euro per l’attivazione del servizio di conservazione e, successivamente, il pagamento di un centinaio di euro come canone annuo, le banche stanno provvedendo a conservare qualcosa che in un futuro imprecisato potrebbe avere qualche implicazione pratica.

Il conflitto fra la speranza e la certezza

Semplicisticamente, potremmo ridurre la questione nel mettere sulla bilancia se i potenziali benefici derivanti dalle staminali dei denti da latte siano sufficienti per giustificare la spesa. Domanda la cui risposta, sebbene stiamo parlando di salute, può dipendere anche dalla disponibilità economica di ciascuna famiglia. Comunque, cercando di fare chiarezza, oggi sappiamo che:

  • Ad oggi, nessuna procedura clinica ha autorizzato l’utilizzo di cellule staminali dentali e tantomeno vi sono notizie sul se e sul quando possa arrivare il primo via libera.
  • Di certo si sa che le cellule staminali dei denti da latte siano in grado di generare la dentina e la polpa dentaria, mentre per tutte le altre derivazioni che spesso si leggono ciò è qualcosa di “potenziale” ed “ipotizzato”.
  • Gli esperti sostengono che al momento sia estremamente “prematuro considerare le staminali dentali come una fonte di cellule per sostituire o rigenerare altri tessuti” mentre troppo facilmente gli viene attribuita questa caratteristica. Se ne parla, per esempio, in questa pubblicazione.

In conclusione

Stiamo parlando di un argomento che è ancora agli albori e di cui le vere applicazioni mediche sono lontane dall’essere accertate perciò l’argomento dovrebbe essere posto come un “investimento sulla salute” e non come “metodo salva vita”. Di certo, nessun articolo sul web o sui social dovrebbe rappresentare un punto di riferimento su un tema delicato come quello della salute dei propri figli e, piuttosto, parlare con il proprio medico di fiducia è il miglior consiglio che si possa dare.

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